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utente anonimo in gli zingari 'rubano'...
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Le frasi rivolte ai lavoratori stranieri sono più o meno queste: “Sporchi immigrati. Tornate a casa vostra. Togliete lavoro a gente di qui che ne ha bisogno”. Quante volte si sentono ripetere espressioni simili, in Italia, da chi non sopporta la vista degli immigrati di un colore o di un altro. Be’, in questi giorni le stesse frasi sono state pronunciate qui in Inghilterra all’indirizzo di lavoratori italiani. Alla raffineria Lindsey Oil di Grimsby, gestita dall’azienda petrolifera francese Total, è stato assunto un gruppo di manovali italiani e portoghesi, scrive il quotidiano Daily Express di Londra, apparentemente perchè costano meno. Una legge europea lo permette. Sono ospitati da una speciale nave-albergo, con un contratto di lavoro a tempo. Ma agli operai inglesi la cosa, in piena recessione, non è andata giù: ieri hanno dichiarato sciopero e protestato piuttosto vigorosamente per la presenza degli italiani. Alcuni dei quali, o almeno presunti tali, sono ripresi in una fotografia del Daily Express mentre agitano il dito medio e fanno il gesto dell’ombrello davanti al naso degli operai inglesi. “Gli italiani lavorano male e non rispettano le norme di sicurezza”, dice un operaio inglese al quotidiano di Londra. “La nostra non è una protesta razzista, ma quei posti di lavoro spettavano a noi. E’ un’ingiustizia”.
Chiunque abbia ragione, è la prova di come i ruoli possono cambiare in fretta: in Inghilterra possiamo essere visti come i vu’cumprà che tanti di noi non sopportano in patria. Che è stato poi, quello dei poveri immigrati guardati male dai nativi, il nostro ruolo per secoli. Sarebbe bene non dimenticarcelo.
Stamattina all’alba sono iniziate le annunciatissime operazioni di sgombero del degradato ex scalo ferroviario di Porta Romana, utilizzato da tempo come rifugio insalubre da centinaia di immigrati, in larga parte profughi di guerra africani.
si invita a leggere fino in fondo
Le pressioni a intervenire contro gli zingari provengono, oltre che dalla polizia, dalla popolazione, specialmente nelle città dove, nel corso dei mesi invernali molti zingari stazionano con i loro carrri in terreni privati presi in affitto o nelle propietà comunali. Il ben documentato caso di Milano ne fornisce un ottimo esempio, ma episodi analoghi si sono verificati anche in altre città. In seguito alle ripetute lamentele e petizioni che sollecitano gli zingari, il 19 novembre 2008 il consiglio comunale di Milano discute della proposta di trasferire una cinquantina di carri zingari da un quartiere cittadino in una zona meno popolata. Si afferma che il luogo in cui stazionano al momento è sporco, maleodorante e privo di fognature. Le autorità scolastiche fanno presente che i bambini che frequentano le scuole del distretto sono talmente sudici e puzzolenti che è stata presa in considerazione l'idea di istituire delle classi speciali e di fare quotidianamente il bagno a questi alunni fornendo loro anche abiti puliti. Purtroppo, però, mancano i soldi per garantire questo servizio. Dopo non poco tempo, anche per la difficoltà di trovare una sistemazione che non scateni le proteste degli abitanti della zona, nel settembre 2007 l'amministrazione comunale allestisce quello che viene ufficialmente definito "campo di concentramento per zingari", ubicato nella zona settentrionale della città. Il campo era recintato ma gli abitanti vi potevano entrare e uscire liberamente e non esisteva una sorveglianza stabile. L'allestimento di questo campo ebbe due conseguenze impreviste. Primo: soltanto una famiglia molto numerosa di zingari accettò di trasferirvisi, e la polizia si rifiutò di sloggiare dai terreni nei quali si erano accampati gli altri zingari, in quanto erano cittadini italiani e in possesso di regolari e onorati contratti di affitto di questi terreni. Secondo: la città di Ponticelli nelle vicinanze del campo, protestò vibramente. Si disse infatti che il valore delle propietà immobiliari era crollato, mentre gli agricoltori della zona, timorosi dei furti di prodotti dei loro campi e fruttetti, avanzarono prontamente richieste di risarcimento per le pretese perdite dovute agli zingari.
In occasione della seduta del consiglio comunale Milano, molti consiglieri sollecitano la presenza di un maggior numero di pattuglie della polizia e si dichiarano faverovoli al pagamento dei risarcimenti richiesti dagli agricoltori della zona. Un esponente del Partito Comunista invoca invece un trattamento migliore per gli zingari e , tra le risate generali, richiama l'esempio dell'Unione Sovietica che, a suo dire, ha saputo trasformare con successo questi nomadi in cittadini utiili alla comunità. Dal canto suo, un esponente di un partito di destra accusa gli zingari di essere parassiti che non pagano le tasse e vivono a carico dell'assistenza pubblica. Conclude quindi il suo lungo intervento con la richiesta che gli zingari siano cacciati da Milano e rinviati ai luoghi di provenienza. Anche nelle alte sfere ci si schiera nel frattempo a fianco della città e si auspica la chiusura del campo. Si dice che le condizioni igieniche sono disastrose; affermazione che trova conferma in un'ispezione del campo effettuata. Non ci sono pozzi d'acqua potabile e soltanto parte del campo è lastricata; né sono disponibili scuole per i sedici zingari in età scolare che vi si trovano. Il problema finì, per così dire, di risolversi da solo con l'abbandono del campo da parte degli ultimi zingari rimasti.
Bene sembra un resoconto di oggi.
Ma....abbiamo solo sostituito Francoforte sul Meno con Milano e il 1928 con 2007 e tagliato due riferimenti geografici, storici e scambiato il partito nazionalsocialista con un generico partito di destra (le cui parole sono identiche identiche a tante dichiarazione leghiste; ma proprio uguali!).
Il brano è un estratto da - La persecuzione nazista degli zingari (Einaudi 2002) - di Gunter Lewy.
Nel giro di soli 5 anni 141mila lavoratori immigrati regolari sono 'spariti' nel nulla, o meglio, sono tornati nel 'sommerso'. La denuncia viene dalla ricerca del Censis "Il sociale non presidiato", presentata nell'ambito dell'annuale appuntamento di riflessione "Un mese di sociale" dal Presidente dell'istituto Giuseppe De Rita, dal Direttore Generale Giuseppe Roma, e dal responsabile del settore Politiche sociali Francesco Maietta. Nel 2002, denuncia il Censis, i lavoratori stranieri regolarizzati in italia erano 646mila. Poi, improvvisamente, si scopre che nel 2007 quelli che avevano ancora un lavoro ed erano ancora regolari erano 505mila. Di questi, il 60% si e' trasferito in un'altra provincia per lavoro. Piu' di 88 mila si sono sposati. Segnali di grande vitalita', sottolinea il Censis, ma la riduzione del 22% di immigrati regolarizzati, che "sicuramente non sono usciti dall'Italia, indica che sono finiti nell'economia sommersa" ed e' a testimonianza di una "scarsa capacita' del sistema sociale di includerli". Ad esempio, secondo il Censis, l'assistenza low cost delle badanti ritorna sommersa. "Dal 2004 al 2007 - si legge - si e' registrato un calo drastico degli immigrati regolarizzati impegnati nei servizi alle famiglie pari a -20,8%, segno di un probabile ritorno al "nero".
Il 13 e 14 giugno presso il campo Rom di via Triboniano si terrà un meeting-festa di due giorni con manifestazione nel quartiere. Ricordiamo a tutti che la proposta della manifestazione è stata della rappresentanza Rom (oltre 15 persone dai vari campi all’assemblea del 25). Alla due giorni si cercherà di dare, nei limiti del possibile, un carattere nazionale: vuole, infatti, essere un momento di solidarietà di classe verso un “popolo “sotto attacco nel progetto più vasto di una guerra interna voluta e cercata sia dal governo attualmente in carica sia dai governi precedenti.
I passaggi per arrivare alla data prefissata saranno: - mercoledì 4 giugno presso la cascina torchiera alle 21.00 incontro con l’assemblea antifascista e i compagni della cascina con proposte per volantini vari e manifesti - il 7 giugno assemblea al campo di via Barzaghi con i compagni Rom per definire i particolari del meeting della manifestazione.
In tempi di omofobia strisciante, in Italia ma anche all’estero (vedi Russia), è importante rivendicare il diritto di tutti a scendere in piazza. In particolare sarà interessante vedere cosa succede a Milano prima, dopo e durante, il Gay Pride vista anche la risposta intollerante che la politica milanese ha fornito rispetto al Festival del Cinema Gay Lesbico. Monteranno le polemiche anche sul Gay Pride? Il comune darà, come avviene in molte altre città, il suo patrocinio alla manifestazione? Ci saranno posizioni bigotte? Lo scopriremo solo vivendo.
Il corteo partirà alle 17 da Porta Venezia per terminare in Piazza Castello. Qui trovate tutte le informazioni sulla manifestazione. Questo è il sito ufficiale del corteo.
Prossimo intervento differenziale per cittadini Italiani (censimento fotografico e schedatura-Polizia), domani mattina [il 6 giugno NdR], presso il campo comunale di via Impastato a Milano (famiglie Bezzechi).
Sono passati 60 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e dalla pubblicazione della rivista "La difesa della razza" di Guido Landra e dei primi rastrellamenti che sfociarono dopo un breve periodo di tempo in un ordine esplicito di ""internamento degli zingari italiani" in campi di concentramento (Circ.Bocchini 27/04/41), quei "campi del Duce" di cui in Italia si è preferito perdere la memoria.
"RICORDARE PER NON DIMENTICARE" - Sono passati sessant'anni, ma le preoccupazioni, la percezione del pericolo, I PROVVEDIMENTI PUBBLICI SONO GLI STESSI DI OGGI.
È agghiacciante quello che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi, a Milano.
Rimanere in SILENZIO oggi vuol dire essere responsabili dei disastri di domani.
NESSUNA collaborazione di Enti o Associazioni è giustificata (VERGOGNA)!
Mi appello alla società civile, chiedo un sostegno per le comunità di Rom e Sinti milanesi… voci dal silenzio…
Ricordo che domani sarà schedato anche mio padre, CITTADINO ITALIANO, che ha patito la persecuzione nazifascista con l'internamento in campo concentrazionale italiano (Tossicia) ... mio nonno deportato a Birkenau e uscito dal camino…VERGOGNA
MI VERGOGNO, IN QUESTO MOMENTO, DI ESSERE CITTADINO ITALIANO E CRISTIANO
Chiedo in questo momento tragico per la democrazia e la cultura a Milano ed in Italia, di URLARE il proprio dissenso per questa politica razzista, incivile e becera.
RICORDO E NON DIMENTICO che oggi siamo noi e domani..............................
Rag. Giorgio Bezzecchi (Rom, medaglia d'oro al valor civico), Milano, 05/06/2008
2 giugno 2008 – Festa della Repubblica
Il vero Volto della Guerra
Incontro con James Gilligan
il marine delle forze armate statunitensi, che dopo aver partecipato alle missioni in Afghanistan, in Iraq e a Guantanamo, ha disertato e ha aderito all'associazione Iraq Veterans Against the War.
presso la sede dei COBAS Napoli,
vico della Quercia 22 (traversa del cinema Modernissimo, c/o Piazza Dante), ore 17-19
In un giorno tradizionalmente celebrato con una parata militare il Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione della Campania, per ricordare che l’Italia è e deve essere uno Stato di Diritto che ripudia la guerra, ha invitato a Napoli James Gilligan.
Nel mese di marzo di quest’anno James, che è diventato un attivista a tempo pieno conto la guerra, ha partecipato alle udienze "Winter Soldier" a Washington durante le quali ha denunciato pubblicamente quel che ha visto in Afghanistan e in Iraq.
Lo abbiamo invitato a Napoli, la città che ospita il comando della Marina Militare statunitense per il controllo di Europa, Asia (Medio Oriente) e Africa, affinché ci comunichi le sue esperienze e ci rafforzi nel nostro NO alla guerra globale permanente.
Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio - Campania
(Acli Arenella, ASPER, ATTAC Napoli, Donne in Nero di Napoli, Gruppo Mani Tese di Napoli, PeaceLink Campania, Pax Christi Napoli, Rete Lilliput Napoli, Rete Sanità, Scuola di Pace, Sinistra Critica Campania, Un ponte per... sezione di Napoli, Comunità per lo Sviluppo Umano Napoli)
Sito: www.pacedisarmo.org
Contatti: info@pacedisarmo.org - 3337361675, 3346224313
CITTA' DEL VATICANO - No a quei preti che danno dei locali ecclesiastici per la preghiera musulmana, perché cosi' facendo ''alienano per sempre quegli spazi alla fede cattolica, cedendoli ai musulmani''. Lo ha detto il segretario generale della Cei.
Secondo monsignor Giuseppe Betori chiese e parrocchie in Italia ben volentieri ospitano i riti degli ortodossi, confessione che oggi, nel nostro Paese, è seconda per numero di presenze a quella cattolica. Ma la stessa disponibilità non può essere utilizzata verso le comunità musulmane, pur con tutto il rispetto che nutrono verso le loro esigenze di culto. Infatti in base alle consuetudini dell'Islam, quando un terreno viene utilizzato per la preghiera dei fedeli di Maometto, non è più disponibile per altre religioni.
"Quando un parroco presta i locali della parrocchia deve sapere che in quel momento aliena quello spazio alla religione cattolica e lo affida per sempre all'Islam", ha affermato monsignor Betori, ricordando che "le moschee non sono un luogo di culto, ma luoghi di preghiera e di formazione". Per questo, la Conferenza episcopale italiana ha deciso di elaborare un documento per definire la posizione della Chiesa cattolica sulla questione della costruzione delle moschee in Italia.